Una valigia per Chicago

Non sono un grande viaggiatore, ma del viaggiatore conservo una certa affezione alla valigia. Questo spiega da subito il fatto che tutte le volte che riappare sul tapis roulant all’arrivo è sempre un’emozione fortissima. Quasi come ritrovare un parente.

Ho maturato una certa affezione per la mia valigia soprattutto perchè non è veramente la mia. L’ho ereditata da mio padre, ed è chiaro che questo di per se’ non rappresenta niente di piu’ di un valore affettivo, al piu’ è un significante per me, ma tanto mi basta per associare la parola ‘valigia’ a quella precisa valigia e non ad altre.

Alitalia l’ha persa così tante volte (e altrettante volte me l’ha restituita) che io francamente non riesco proprio ad abituarmi all’idea di avere una valigia diversa. Per questo motivo anche se ne vedo in giro di piu’ belle, scontatissime, colorate, più nuove, beh, sapete? …io preferisco tenermi la mia.

Portarsi una valigia con così tanti kilometri appresso, significa portarsi un’esperienza. Il contenitore è più importante del contenuto, quantomeno all’andata. Al ritorno, beh… diciamo che torna ad essere più importante il contenuto piuttosto che il contenitore. Vedremo se sarà veramente così.

Intanto mi chiedo: “Ma cosa metterò nella valigia per Chicago?”

Prima di rispondere devo premettere che non sono uno che ci impiega tanto a fare una valigia. Ho fatto un trasloco in 24h da solo, mi sento abbastanza confidente di saper chiudere la valigia almeno un paio d’ore prima della partenza.

Solo che per Chicago è diverso. Ho preso così tanti impegni a Luglio che mi resta veramente poco tempo per pensare ad Agosto a Chicago.

Di solito mi vengono in mente occasioni speciali che nemmeno ai VIP possono capitare (ma a me capitano). Quindi potete stare certi che nella mia valigia non possono mancare accorgimenti per eventi speciali. Di quelli che se non capitano, fai di tutto per farli succedere… e succederanno.

L’ultima volta a New York è apparso un angelo custode, un certo Dru, che all’occorrenza ha saputo ottenere (con poche ore di anticipo), i posti sulla migliore crociera sull’Hudson il 4 luglio, quando altri ci dissero che per vedere i fuochi di Macy’s non c’era più posto nemmeno nella peggiore bettola di downtown. Non mi scorderò facilmente quella sera.

Ma stavolta sarà diverso e per una serie di ragioni. Quelle più ovvie sono che Chicago non è New York e che io non sono lo stesso di un anno fa.

Quelle meno ovvie sono che sono stanco morto, un po’ disgustato diciamo pure… e che arriverò a Chicago con pochissime energie. Questa nemmeno possiamo dire che è una novità, ma sicuramente non è una cosa ovvia. Comunque non è normale che sia così. Arrivo stanco e recupero le energie appena sbarco in America. D’altronde non servono a questo le vacanze? A recuperare energie? A rilassarsi? A divertirsi? Beh, allora cercherò di fare del mio meglio, di ottimizzare il mio tempo dando la priorità a cio’ che più mi fa stare bene.

So dirvi poche cose, ma almeno di una cosa sono certo.

Al ritorno la valigia sarà ben diversa che all’andata. E per una volta il contenitore tornerà ad essere piu’ importante del contenuto.

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