Art institute of Chicago: una giornata con Edward Hopper e Georges Seurat

agosto 21, 2010

Anche oggi è un gran giorno a Chicago. Faccio la mia solita colazione da leoni. Succo di arancia, due tipi di dolce (uno al cioccolato e uno alla vaniglia) e un tall “coffee Frappuccino” di Starbucks che sarebbe un caffè frullato con il ghiaccio, il latte e la panna. Lo stomaco regge alla grande. Speriamo anche l’intestino.

Cammino molto durante il giorno ed è chiaro che brucio molte calorie. Decido quindi di dedicare la mattinata allo shopping. Passo buoni 40 minuti da Bloomingdale’s e faccio buoni affari. Entro per curiosità da Gucci. Non ho mai comprato nulla da Gucci e non ho intenzione di iniziare a comprare adesso che non è più italiana ma francese. Una semplice maglietta costa 350 dollari. Sto parlando di una maglietta da vecchio, color zabaione con il colletto rosso e verde tipici del brand. Se non fosse griffata non se la comprerebbe nessuno. Comunque mi piace. Provo a valutarla senza la griffe. Immagino che potra’ valere al massimo un terzo del prezzo. Forse meno. Esco.

Entro da Versace (in inglese ‘virsacii’). Entro da J. Crew. Entro da Banana Republic. Mi piace tutto ma non compro niente. E’ quel tipo di abbigliamento che mi attira esposto nei negozi, ma non mi convince mai del tutto quando lo indosso. Non faccio acquisti se non sono sicuro al 100%.

Di solito ci metto poco a capire se mi piace o no. Dopo altre 2 ore di shopping compro uno smanicato Lacoste e un paio di scarpe Schechers davvero belle e comode. Sono stanco. Torno in albergo.

Dedico il pomeriggio al museo Art Institute dove succede una cosa curiosa. Entrando non c’è molta fila per fare il biglietto. La signora mi chiede da dove vengo, rispondo orgoglioso “I’m from Italy!”. La seconda domanda è: “Are u a student?”. Ci penso quel millesimo di secondo in piu’ prima di dire una bugia: “Yes” . Risultato? Pago il biglietto ridotto! (12 dollari). Godo.

Entro dentro e prendo una guida. Apprezzo anzitutto il museo, come struttura architettonica non ha nulla da invidiare al Moma. E’ molto moderno, trionfa il bianco e la geometria verticale. Le sale sono tutte molto luminose, ad esclusione di quelle dedicate all’arte Persiana (forse per far ammirare il loro modo di costruire le finestre) e all’arte Indiana (qui forse per non far deteriorare i tessuti, chissà).

Vado molto veloce sulle fotografie. Non sono venuto fin qui a vedere fotografie. Non riconosco la fotografia come arte. O quantomeno faccio fatica ad accettarla, tutto qua.

Mi soffermo solo sull’evoluzione del marchio ‘Obama 08’ che ha fatto vincere  il Presidente nativo di Chicago. Mi interessa in particolare il fatto che il marchio non deve essere alterato nei colori, non deve essere modificato il carattere, la forma e la grandezza. Non deve essere ruotato. Non deve essere messo con i colori a contrasto altrimenti si ‘spegne il sole’. E non deve entrare nulla nell’area del marchio c.d. protetta. Molto interessanti sono quindi i bozzetti che hanno portato all’evoluzione del marchio ‘Obama 08′ come lo conosciamo noi.

Salto a pie’ pari l’arte greca e pre ellenica. Salgo di un piano e casco per terra, svenuto davanti a una tela di Pollock. Il suo tocco geniale nel confondere il bianco e il nero su una così vasta tela, lascia intendere una sapienza pittorica che nessun altro ha saputo eguagliare in quel periodo. Infatti, i quadri intorno sembrano piuttosto degli scherzi di colore, delle prove fanciullesche di arrangiare la pittura e simulare un’arte che non convince mai del tutto. Non crea suggestione.

Riconosco Picasso ma non apprezzo Picasso. Mi soffermo su due tele di Dalì che ha saputo avvicinare la sua follia all’arte. Dove mai si è vista una giraffa che va a fuoco? Un pianoforte liquido. E quelle formiche sul corpo di donna, a ricordare la decadenza umana e terrena.

Adoro Kandinsky ma devo essermi intossicato della sua arte quando ero a Londra. Ebbi un accesso ‘member’ a una soggettiva. Ne uscii nauseato. Sazio. Ecco, sono sazio di Kandinsky. Se lo vedo, provo mal di mare.

Ahhh, ecco Mirò. Vado pazzo per Mirò. Mi ricorda quando da piccolo mio padre mi portò a vedere una mostra a lui interamente dedicata. “ I Mirò di Mirò”.

Eppoi l’insuperabile Mondrian. C’è uno studio dietro quelle linee di colori primari che lascia trasparire una volontà di comunicare qualcosa con un altro alfabeto, un altro linguaggio. Un codice nuovo?

Mi sono perso? Possibile che sono qui dentro da due ore e non ho ancora visto la tela di Seurat? Chiedo a una guardia di sicurezza come fare per raggiungerla. Mi dice di prendere un altro ascensore e di salire al secondo piano.

Esco con la mappa, giro, giro, giro. Passo davanti a una caffetteria. Entro in una sala, apro una porta di vetro. Passo due tele e non c’è Seurat. Mi volto e slam! …eccolo la… che meraviglia! Come ha fatto a unire tutti quei puntini in quel modo? Questa è la tela piu’ bella del museo. Sono affascinato. Completamente rapito. Mi emoziono quasi come davanti al Botticelli. Ci sono artisti che hanno una capacità descrittiva totale. Qui c’è qualcosa di piu’. Ci si sente osservatori esterni di un mondo altro rispetto al nostro. In realtà stiamo sbirciando. I nostri occhi registrano furtivi un reale consolidato che ci appartiene. Lo viviamo noi stessi, ma in un’altra dimensione. Immaginiamo di essere anche noi, per un giorno, a La Grande Jatte…

L’ultima tela di tutte, la piu’ fotografata e forse la piu’ riuscita, è Nighthawks di Edward Hopper. Ci sono due persone al bar, una coppia. Il barista serve loro da bere in una notte stagliata dalle luci al neon. Un gioco di luci e ombre perfettamente riuscito. Realistico oltre che reale. Dicono che metta malinconia ma a me piuttosto mette pace. C’è un’armonia intensa, una silenziosità amena che trasmette l’immagine intera, in una compattezza di colori che la staglia dalla tela e la trasmette fino a noi. Guardate…


Vita da Chicagoano: concerto Jazz a Grant Park, Birra 312, Hamburger, Wrestling, Acquario e Field Museum

agosto 20, 2010

Ho dormito 14 ore filate. Sentivo i rumori della strada. Entrava la luce dalle finestre. A proposito di luce. Qui a Chicago la luce è opalescente. La mattina i grattacieli brillano ma sono avvolti da una luce di latte che li confonde. Come una nebbia molto rarefatta. Come un velo.

Sono le 11,40 e sto ancora in camera. Apro il computer, controllo la posta e faccio un paio di telefonate in Italia. Decido di alzarmi.

Passo un’ora sotto la doccia. Esco senza sistemare niente. Lascio la schiuma da barba sul lavello, il libro sul letto, la cassaforte aperta, i soldi sul tavolo. Torno indietro a prendere i soldi per fare colazione.

Stavolta faccio colazione da Dunkin Donut’s https://www.dunkindonuts.com/ che si vanta di avere il caffe’ che fa svegliare l’America. Infatti il loro cappuccino è veramente buono. Chiedo alla cassiera qual è il migliore dolce alle sue spalle. Mi guarda con aria maliziosa e mi indica una ciambellina di cioccolato con dentro la crema. Ne prendo due. Il sapore  è simile a quello di una ‘bomba al cioccolato’ ordinata in autostrada. Non convince. Il cappuccino invece è esageratamente caldo. Mi scotto la lingua. Cazzo.

Torno in stanza, sistemo un po’ di cose. Metto via la roba sporca. Mi vesto con un pantaloncino e una camicia bianca. Le scarpe sono sempre Nike. Mi hanno salvato i piedi.

Entro nel negozio Disney per fare dei regalini alle mie nipotine. Esco senza aver comprato nulla. Non ci sono idee sfiziose. E’ piu’ fornito il negozio Disney a Roma. Quello di New York è dieci volte piu’ grande di questo. Che delusione.

Entro da Macy’s. Salgo, salgo, salgo. Per trovare il piano uomo si deve passare per 4 piani donna e un piano di mutande. Compro qualcosa in saldo. Scendo al piano terra a fare un prelievo all’ATM.

Torno in stanza. Ho ancora sonno. Mi rilasso. Accendo il televisore. Mi vedo dieci minuti di wresling.  In pratica c’è un vecchio palestrato con i capelli lunghi e bianchi come Pannella. Lo chiamano ‘il padrone di casa’. Poi ci sono due giovani che vogliono sfidarlo. E una donna che mette zizzania. Spengo. Esco.

Cerco di arrivare a piedi all’acquario passando per un percorso diverso dal magnificent mile. Passo davanti a un pub che vende Birra Peroni Nastro Azzurro. Mi fa piacere vedere quella insegna. Cammino sul lato destro della strada, non colpito dal sole.

Passo sotto la ferrovia sopraelevata. Qui la metropolitana passa tra i grattacieli su una struttura di ferro rossa. Sotto ci sono gioiellerie e parcheggi a pagamento. In uno di questi stanno girando un film. Si vedono macchine incendiate e asfalto rovesciato. La macchina da presa è montata su un braccio meccanico alto 20 metri. Un cartello avverte che tutti i negozi restano aperti ‘all businesses are open while filming’.

Cammino ancora. Sicuramente mi trovo su una parallela di grant park molto a sud. Ho passato la library di alcuni isolati. Vedo un pub con le finestre sporche, molto vecchio. C’è un grande murale e il palazzo che lo ospita è molto decadente. Sulla porta c’è ogni tipo di insegna di birra. Questo lo qualifica molto ai miei occhi. Entro. Mi chiedono la carta di identità. Magari c’è uno spettacolo pornografico (penso). Invece per ordinare alcolici si deve essere maggiori di 21 anni. Penso a questa regola americana. Non la condivido. Alimenta gli alcolizzati, secondo me. Rende depravato il piacere di bere che mi sembra piu’ legato a un bisogno, che a un vizio.

Arriva una cameriera asiatica. Chiedo un hamburger (comes with fries) e una 312 (si legge: three one two). Le birre americane sono molto gassate. Sembrano addizionate di bicarbonato.

Esco soddisfatto. Cammino fino al museo di storia naturale (field museum). E’ chiuso. Scendo all’acquario. E’ chiuso. Chiedo che ore sono a un passante: le 6.15p.m.

Cammino lungolago. Apprezzo un nuovo skyline di Chicago. Dall’aquario si vede veramente tutto. Solo che non mi piace. Preferisco lo skyline dalla Buckingham Fountain.

Scendo ancora la scalinata. Attraverso il parco. Arrivo a Grant park. C’è un concerto Jazz. E’ vietato bere alcolici. La gente si organizza facendo pic-nic sul prato. I  bambini ballano. I disabili hanno posti riservati. Io vado nell’area riservata allo stand della birra 312. Mi mettono un braccialetto. Serve per poter circolare nel campo e poter bere una birra. Significa che hanno controllato che sono maggiorenne e che quella birra è quella ufficiale del parco. Questa è mafia.

Comunque adoro il popolo americano che si fa il grill per strada. Che si porta un carrello pieno di bottiglie di vino per celebrare il giorno. Ed è un giorno qualsiasi ma al parco è un giorno bellissimo. C’è ottima musica. C’è bel tempo. In Italia, ad un raduno del genere, troveremmo molta droga. Questi invece si drogano solo di cibo e di musica. Per una sera mi sento come loro, americano. Chicagoano.


Una mongolfiera su Chicago

agosto 19, 2010

Il giro in mongolfiera ci sta tutto. Lo sconsiglio vivamente ai cardiopatici e soprattutto a chi soffre di vertigini. Si raggiungono 315 piedi di altezza. Si sta in piedi dentro una ciambella di plastica blu, legati con un moschettone da 1 euro a questo contenitore che oscilla di tre metri a destra e a sinistra.

Saliamo in 7. Sono ammessi anche i bambini. Per fortuna ce ne sta solo uno ed è meravigliosamente incosciente. Forse è l’unico che si gode la cosa fino in fondo.

Per fortuna nella navicella sale anche un responsabile che – con la sua tranquillità e gli strumenti – ci trasmette un senso di sicurezza non indifferente. Lo guardiamo a ogni scricchiolio, a ogni ventata, a ogni movimento repentino. Lui è perfettamente sicuro di se. Fa anche brevi comunicazioni con la base, ma non capisco che dice visto che bisbiglia. Credo che anche questo sia per non creare panico a bordo.

Si pagano solo 25 dollari. Si firma un pezzo di carta straccia. Si indossa una cinta di cuoio. Si entra nella navicella in fila indiana. I posti sono in piedi.

Una volta entrati si attacca il moschettone a una cordicella esile che non trasmette alcun senso di robustezza. Il tizio da le istruzioni. Ci dice che su fa freddo. Ci dice di non esporsi. Di tenersi sempre con le spalle indietro e le braccia divaricate. Mani salde sul bordo.

Si sale. Il pallone di elio rende molto stabile la salita. Lenta e meravigliosa. Con 5 minuti saliamo gradualmente fino a 300 piedi (dopo cerco di tradurre in metri). Il Navy Pier diventa un modellino di Navy Pier. La gente diventa piccola piccola, come dei puntini. L’altezza è decisamente considerevole. Tira tanto vento e c’è una piccola escursione termica. Si sta bene.

Una volta in quota il pallone è molto stabile. Se non si guarda in basso, si apprezza un panorama ancora piu’ bello. Non si vede l’altra costa del lago Michigan. Quella si vede solo salendo sulle Sears Tower.

Da qui sembra più importante guardare sotto che guardare di fronte. Inizio ad abituarmi all’altezza quando è gia’ ora di scendere.

La discesa è certamente drammatica. La navicella oscilla. Qualcuno strilla. Io guardo fisso il responsabile che è salito con noi. La sua assoluta faccia di gesso non lascia trapelare alcuna emozione. Anzi, a un certo punto si è messo pure a fare una telefonata (breve) al cellulare. Poi è tornato a lavorare su uno strumento pieno di misuratori digitali che ha sotto di se.

Scendiamo gradualmente. Oscilliamo di 5 metri a destra e a sinistra. Il cavo di acciaio è esile. Ha un diametro di 3 centimetri. E’ meno di un terzo rispetto a quello del recinto dei rinoceronti allo zoo.

Chiedo al tizio perché il cavo di acciaio  è così esile. Dice di non preoccuparsi. Il cavo viene sostituito ogni stagione. L’elio viene ricaricato 2 volte al mese, e la seconda volta è un refillaggio molto intenso rispetto alla prima.

Gli ultimi venti metri da terra sono i piu’ tormentati. Alcuni urlano. Faccia di gesso è imperturbabile. Io mi godo questo momento.

L’atterraggio è perfetto. La navicella sembra attratta da questa base di legno su cui atterriamo. La centra perfettamente.

Quando i piedi toccano  terra, le ginocchia ringraziano. Scarico un po’ di tensione con un po’ di stretching.


CartaSI viene al leggere il mio blog!

agosto 18, 2010

Ho scritto un articolo dove parlavo della griglia di sicurezza di CartaSI, che scatta dopo una serie di acquisti all’estero. Come vi ho gia’ detto, ho telefonato al call center di Milano e mi hanno sbloccato subito la carta.

Poco dopo e per 2 volte, il servizio CartaSI che si occupa di ‘monitoraggio web’ è finito a girare in lungo in largo sul mio blog.

http://95.110.193.68/CartaSi/login.aspx

Sappiano che sono un cliente (da sempre) molto soddisfatto di CartaSI.

:-)

Saluti


Grande avventura a Chicago: Zoo, Conservatory, Lincoln park, Dragon Fly, Willis Tower Ledge, Skylines of the Windy City

agosto 18, 2010

Conosco molto bene il centro e il sud di Chicago. Conosco poco il nord. Decido quindi di spostarmi verso il Lincoln park, ovviamente a piedi. Alla fine del miglio magnifico, si percorre tutto il lungolago verso nord.

In pochi minuti il tempo è peggiorato e per tutta la giornata sono piovute piccole gocce d’acqua, come se qualcuno stesse innaffiando un fantomatico balcone nel cielo. Non ha mai piovuto davvero, a scroscio. Non c’erano nuvole minacciose. C’era solo l’effetto-balcone che vi ho appena descritto.
Comunque, esplorando la Windy City al nord, ora che le spiagge si sono miracolosamente svuotate e che il lungolago è davvero ventoso e senza più atleti, ciclisti e podisti, finalmente i semplici pedoni hanno un ruolo. Possono camminare tranquilli. I giornali in questi giorni si sono preoccupati degli incidenti che subiscono i ciclisti. Esiste un servizio di assistenza per le vittime, ossia di quelli caduti dalla bicicletta perchè poi hanno la fobia e non riescono a risalirci sopra. Non commento…

Comunque a Nord mi sembra che ci siano meno grattacieli. Si possono trovare case semplici, anche se semplici davvero non lo sono mai. Anzi, probabilmente costano di piu’ qui che altrove. Ad esempio un tizio si è costruito pure un castello. Lo vedi perché sembra uscito dal luna park.

Procedendo in direzione nord si incontrano subito due attrattive turistiche importanti. C’è lo ZOO e il giardino botanico. La visita è gratuita e se mi consentite è un must see. Non solo per bambini. Anzi i bambini qui devono avere una buona resistenza, perché c’è molto da camminare. E’ una specie di zoo-safari.

Per arrivare si attraversa una buona parte del Parco dedicato a Lincoln. La prima cosa che incontro però è un monumento a Garibaldi. Strano. Non me lo aspettavo. Gli scatto una foto. Il motto è che lui non va in guerra per guerreggiare ma per liberare. Anche qui, non commento.

Poi volano insetti dovunque qui a Chicago. Non sono nocivi per l’uomo anzi, credo che abbiano paura dell’uomo perché non si avvicinano. Sono dei lepidotteri identici a quelli del film “Il Silenzio degli innocenti”. Mi sono informato e qui li chiamano “Dragon Fly”. Probabilmente sono gli stessi che friniscono negli alberi al tramonto.

Lo Zoo di Chicago non è lo zoo di Roma (ridicolo) e non è lo zoo di New York (confusionario, pacchiano, rumoroso).  Lo zoo di Chicago è il migliore zoo che abbia mai visitato. Pulito ed efficiente.  Tenete in considerazione che non sono un appassionato di zoo. Al contrario sono assolutamente contrario a ridurre in cattività gli animali. Non mi interessa che ci sia uno scopo didattico di fondo. Sono sicuro che quelle giraffe a Chicago soffrono. E mi dispiace pure per quelle scimmie. E’ talmente visibile la loro depressione che mi da fastidio leggere come le trattano bene. Sono convinto anch’io che nascondere il cibo sia il modo migliore per costringere gli animali del parco a trovarselo come fanno in natura. Sono certo che la temperatura è la stessa che c’è nella giungla. Tuttavia quella gabbia con le liane di plastica è una vergogna. Alberi morti, mozzati, fungono da sedia per animali che sono abituati a ben altre altezze, ben altri alberi, ben altro cibo, ben altra vita. Le due aquile, santo cielo, vederle chiuse in gabbia mi ha fatto davvero incazzare. Lo sapevo che allo zoo non ci dovevo mettere piede. Per inciso – se uno non ci pensa – è anche bello vedere i leoni da vicino. Tuttavia quel leone scheletrico, rinseccolito, sdraiato mezzo morto su un sasso, fa veramente pena.

Ci sono anche animali domestici. I bambini danno da mangiare alle capre e alle mucche. Questo mi sembra educativo. Tutto il resto, francamente, no.

L’Orso bianco sembra uscito matto. Ripete ciclicamente lo stesso esercizio nella vasca, per tutta la mezz’ora che lo osservo. Mi fa incazzare, esco dallo zoo. Entro nel giardino botanico.

Anche il giardino botanico è una piccola delusione. Sono un appassionato di gardening, è un vizio che ho ereditato da due generazioni. Diciamo che questo giardino botanico è l’equivalente di una serretta di piante communis omnium. Non c’è assolutamente nulla di prestigioso, e dubito che valga la pena di arrivare fin lassu’ per vedere quel ‘conservatorio’… come lo chiamano loro.

Secondo me l’orto botanico di Washington non ha paragoni. Per gli appassionati come me, si trova nel mall, subito dopo il museo aerospaziale, e credetemi merita una visita. E’ il giardino dell’eden.

Vi avevo detto che non vi avrei descritto le Willis/ Sears tower perché vi consigliavo solo di salirci almeno una volta nella vita. E’ giusto il caso di rinnovarvi questo consiglio. C’è un balcone trasparente sopra, sotto e intorno detto ‘Ledge’ dove si ha l’impressione di volare giu’. Assolutamente geniale. Anche qui se volessimo fare dei paragoni con New York direi che l’Empire State Building è coinvolgente perché l’observatory deck è all’aperto e quindi si ha una doppia esperienza, visiva e sensoriale. Se si sale di notte sull’Empire, sembra di vedere un altro pianeta. Qui invece il grattacielo è abbastanza in ordine e funzionale come il Rockfeller Center, ma è alto da far paura. I grattacieli intorno rivaleggiano e quando si è sul piano strada, sembra che abbiano altezze paragonabili. Per apprezzare la differenza ci si deve spostare di qualche chilometro e a quel punto, lo skyline parla chiaro. Le Sears tower sono molto molto molto molto piu’ su.

A proposito di skyline. Qui a Chicago ci sono molti skyline da vedere. Diciamo che lo skyline lungolago è diverso a nord, al centro e al sud. Lo skyline di Chicago dallo zoo mostra le Sears tower a destra e si capisce quanto siano alte. Lo Skyline di Chicago, visto dal lungolago in downtown, mostra pochi grattacieli e spunta John Hancock center (sembra Mazinga con 2 antenne). C’è ancora lo Skyline di Chicago visto dal Navy Pier di notte. È incredibilmente bello. Specie al tramonto, quando il cielo è grigio e i palazzi neri dorati. Solo che è diviso a metà e non si apprezza per intero a meno che non si vada con la barca sul lago. Poi c’è lo skyline di Chicago visto dalla Buckingham fountains che è assolutamente quello che preferisco. Si vede tutto, ma davvero tutto. E’ un posto bello di giorno, meraviglioso al tramonto, pericoloso di notte (perché molto isolato). Appena torno in Italia incollo le varie fotografie per farvi capire la differenza.

Stay tuned…


L’albergo a Chicago

agosto 17, 2010

Ho gia’ detto che l’albergo fa schifo ma sta in centro e costa una cifra ragionevole.

Ieri pomeriggio la signora Arnetta (housekeeper) mi ha consegnato un modulo da compilare, il solito “Comment and suggestion”.
In pratica vogliono sapere se sono soddisfatto del servizio, della pulizia della stanza e se funziona tutto.
Infatti, c’è scritto: “Should you have a concern during your stay, please let us know. We want to make it right”.
Allora ho messo che sono very satisfied, but…
- My room is freezy, please keep down the air conditioned. I can’t find the remote control.

- There isn’t soap in my bathroom.
Il bello è che sono andato in giro per Chicago tutto il giorno e mi ero completamente dimenticato di questa cosa.
Quindi potete immaginare che sorpresa trovare al mio rientro la stanza profumata con il deodorante, molto piu’ pulita rispetto al solito, e finalmente con una temperatura accettabile (da 54 a 76 gradi, non so come tradurre in gradi centigradi ma ora va bene!).
Eppoi non ci crederete. In bagno ho trovato 2 confezioni diverse di shampoo Pantene dentro una bustina trasparente, 2 confezioni di media grandezza di conditioner (un balsamo) e una confezione di dentifricio. C’è anche una cremina al cocco, ma non ha un odore buono.
In piu’ hanno messo 2 asciugamani aggiuntivi per la doccia e due piccolissimi asciugamani vicino al lavabo.
Ovviamente sono soddisfattissimo. Spero solo che non abbiano cazziato la mia housekeeper Arnetta che è stata troppo gentile.


Finalmente ho assaggiato la famosissima Deep Dish Pizza

agosto 17, 2010

Mi avevano già avvertito che non mi sarebbe piaciuta. Aggiungo di più, che è una cosa stomachevole, disgustosa.

La base è una specie di crosta di farina di grano che sembra fritta male. In mezzo è piena di formaggio fuso che nemmeno un topo affamato si mangerebbe. Il tutto viene ricoperto con la salsa di pomodoro, acida.

Volendo si possono ordinare le versioni con salsicce (a dimostrazione che al peggio non c’è mai un limite) oppure con ‘pepperoni’ che qui sono delle sottili fettine di salame piccante (dalla consistenza plasticosa e dal sapore affumicato). Oppure vegetariana (ma per carità!).

A parte il costo non indifferente di una deep dish pizza (circa 15 dollari per la small) e considerando che si fa spesso la fila (anche solo per entrare) nei due posti migliori che la fanno (più altri 40 minuti di attesa prima che la pizza venga cotta al forno), io posso dire che l’ho mangiata contro voglia, e che l’ho mangiata tutta apposta per poter esprimere compiutamente un giudizio e che – per quanto mi riguarda – il giudizio è senza appello.

Per essere chiari, la deep dish pizza è assolutamente una schifezza.

Non ricordo chi me l’ha paragonata ad una ‘lasagna’ cotta male. Unaa lasagnaaa cotta maaaale??? Ma la lasagna è come il nome di Dio: non va nominata invano. Questa porcheria andrebbe abolita senza pietà dalle guide turistiche che la osannano.

Sono convinto che se fosse stata fatta con mozzarella italiana, sugo italiano, un filo d’olio e basilico, magari bastava che fosse stata cucinata da un pizzettaro romano o napoletano (o pure spezino, bolognese, cagliaritano… non importa) avrebbe avuto tutto un altro sapore. Ma è chiaro che non sarebbe stata più la deep dish pizza.

Accattatevilla Chicagoani!

(appena torno in Italia carico le foto ufficiali rimaste incastrate nella memoria SD)


I don’t check your ID

agosto 17, 2010

- Hey, Sir! Sir!

- What?

- I don’t check your ID because it’s too late…

- Why?

- How old are you?

- I’m 32

- Good for you.


Tutta vita a Chicago: Air Show, Carta di Credito, shopping, taxi e turisti

agosto 16, 2010

E’ del tutto chiaro che l’air show è stato pensato per scopi economici. Attrae centinaia di migliaia di persone da ogni parte dell’Illinois e forse anche dagli Stati vicini.

Sono seduti tutti intorno al lago a vedere le squadre acrobatiche che si esibiscono con evoluzioni mozzafiato. Eccezionali poi gli aerei da guerra americani, quelli tipo caccia.

Prima arriva l’aereo e dopo 10 secondi arriva il rumore assordante del motore. Un ruggito di bombe, un rombo assordante. Nessuno però sembra aver bucato il muro del suono. Strano.
La gente si accampa come gli zingari, con le tende piu’ pacchiane, con gli ombrelli da pioggia, con le sedie pieghevoli. Alcuni fanno la brace, tutti mangiano e bevono con costanza e continuità. Molti si portano un frigorifero pieno di roba da casa. C’è da dire che finalmente i ciclisti sono obbligati a spingere la bicicletta a braccio (walk the bike) e i pedoni tornano ad essere protagonisti del lungolago.
Poi ci sono migliaia di venditori di porcate (i soliti hamburger, hot dog, bevande colorate, patate fritte). C’è solo un piccolo problema, che è vietato bere e vendere alcolici. Ti arrestano.
Quindi per me è difficile digerire quella robaccia senza berci una birra sopra. Non capisco perché questi alcolizzati americani non si accontentano di gustarsi una birra in santa pace ma devono sempre esagerare con l’alcool al punto che se ne vieta in certi casi la vendita. Mah…
Per tornare invece al discorso della disponibilità della mia carta di credito bruciata dall’albergo, oggi ho provato a fare un prelievo ma non ci sono riuscito. Skype non permette di chiamare i numeri verdi e per fortuna CartaSI ha anche un numero geografico su Milano per il servizio clienti.

Mi spiegano al telefono che il blocco della carta non è dovuto all’albergo ma è dovuto al fatto che scatta una ‘griglia automatica di sicurezza’ quando utilizzi ripetutamente nello stesso giorno la stessa carta negli Stati Uniti. In pratica l’operatore ha rimosso questa cosa e io ho ripreso a fare i miei acquisti ☺
A proposito di acquisti. Chicago non è Manhattan. Ci sono magari gli stessi negozi di Manhattan (Macy, Bloomingdales, Abercrombie, Sephora, Gap, Banana Republic, Brooks e tutti gli altri a seguire) solo che c’è un’aria di crisi in giro che mi disturba molto.
Vedo negozi enormi vuoti, senza clienti e con dieci commessi che ti prendono d’assalto. Sono entrato da Foot Loker su State Street. Era vuoto. C’erano piu’ commessi che clienti. Mi hanno fermato una decina di volte disturbando la mia voglia di fare acquisti. Sono uscito senza niente (ma ci torno perché i prezzi mi sembrano migliori rispetto a Niketown).
Sono entrato da Best Buy alla ricerca di accessori per la fotocamera, ma ho visto solo la disperazione. Solo da Apple i clienti non mancano, ma è lo store meno caotico che abbia mai visto. Si trova sempre una postazione libera.
Comunque qui a Chicago non solo manca totalmente l’euforia da shopping che c’è a Manhattan, ma è alquanto deprimente anche il settore bargain/clearence che a me piace un sacco. Magari non è epoca di saldi, lo capisco.
Nel negozio della Ralph ci sono collezioni che a noi italiani non piacciono. Finisco a vedere il bar della Ralph Lauren dove i camerieri sono vestiti griffatissimi.
Comunque sono riuscito anch’io trovare qualcosa di conveniente. Dunque: un paio di Levis molto particolari a 30 dollari, due cinte di cuoio stupende a 20 dollari, e poi due paia di scarpe inglesi classiche davvero belle, pagate una cifra ridicola. Ho acquistato anche una bella camicia di Hilfiger e un paio di bestseller consigliati da Borders. Li sto già leggendo e rido come un pazzo (“I hope they serve beer in hell” di Tucker Max e “This is where I leave you” di Jonathan Tropper). Ve li consiglio.
Penso che per tutto questo in Italia avrei speso circa 7, 800 euro. Qui diciamo che in tutto ho speso 250 sporchi euris.
Per passare a un altro argomento, vi raccontero’ dei Taxi. Voi tutti sapete che a Roma i tassinari sono soliti spennare i poveri turisti facendogli fare dei giri assurdi o tarando il tassametro su una tariffa improbabile.
Beh, sapete? Succede anche a Chicago. Il primo taxi che ho preso la sera mi ha portato dal Navy Pier all’albergo. E’ chiaro che dopo aver camminato tutto il giorno avevo le gambe a pezzi. Tuttavia ormai mi so orientare bene per Chicago. Conosco molto bene le strade principali. Ed è ovvio che se il mio albergo sta a destra e il taxi gira inopinatamente a sinistra (passando per un sottopassaggio pazzesco invece di attraversare il ponte e andare dritto), io mi sento preso per il culo. Non me la sento di farmi prendere per il culo da questa scimmia. Non gli lascio neanche un centesimo di mancia.
Ieri sera invece mi sono fatto portare alla Water Tower per chiudere la giornata con un mitico gelato di Ghirardelli. Il tassista mi porta sotto Sears Tower. Si scusa. Dice di non aver capito Water ma di aver capito Willis. Non ci credo. A parte che non c’è Ghirardelli sotto alle Sears Tower, mi viene voglia di incendiargli il taxi. Un ricordino però gliel’ho lasciato…


Globo oculare nella piazza di fronte alla biblioteca

agosto 15, 2010


Walking Chicago

agosto 15, 2010


Willis Tower Sears Tower ma che spettacolo

agosto 15, 2010


Un filino di abbronzatura da città? Nella Windy City si può…

agosto 15, 2010


Trovare una nuvola a Chicago

agosto 15, 2010


Meravigliosa Chicago

agosto 15, 2010


La vita a Chicago: colazione continentale, polizia locale, Millennium Park, Sears Willis Tower

agosto 15, 2010

Il fuso orario mi fa svegliare mentre tutti dormono. In Italia sarebbero le 8.50. Qui sono le due di notte. Ne approfitto per scrivere sul blog qualche impressione che sono certo diventerà un ricordo.

Perché vedete, Chicago è incredibilmente silenziosa di notte. La città ideale per un Internet writer come me. Non passa una macchina. Non si sente nemmeno una sirena. E’ irreale vedere le strade così deserte. Le insegne accese e i negozi spenti.

Ovviamente penso a New York dove di notte si sentono ambulanze e vigili del fuoco, rumori di ogni genere. Niente di tutto questo a Chicago. Qui c’è il vuoto spinto fino all’alba e anche oltre.

La prima impressione che ho avuto di Chicago è che non è un posto per famiglie.

Probabilmente mi sbaglio perché a ben vedere ci sono posti interamente dedicati alle famiglie. A cominciare da alcuni bagni (uomo, donna, cambio baby, handicap e… family). Ci sono eventi e spettacoli per le famiglie. Ci sono confezioni alimentari per le famiglie. Ci sono parcheggi per le famiglie (piu’ larghi). Ma la domanda è: dove sono le famiglie? Non le vedo.

La polizia qui è molto presente. Mi sembra di capire che viene finanziata con le tasse locali assimilabili alla nostra ICI. Insomma la c.d. estate-tax va a finanziare le scuole e la sicurezza.

Per questo i quartieri malfamati sono quelli dove in genere non si pagano le tasse o se ne pagano meno. Tuttavia ho l’impressione che quando se ne pagano troppe si raggiunge il risultato opposto e paradossale di avere dei poliziotti-gangster da cui stare alla larga.

Vi descrivo una scena che ho visto di notte ed è ambientata all’incrocio che sta alle spalle dei due grattacieli a forma di pannocchia, appena passato il ponte.

Al centro dell’intersezione vedo una macchina della polizia ferma di traverso. Sembra quella che danno ai detective dei film americani. Tutta nera, elegante, senza insegne sulle porte, ma con le frecce a led che si illuminano bianche a intermittenza. Ne arriva anche un’altra e si ferma vicino al marciapiede. A vederla da vicino mi attrae come un albero di Natale.

Improvvisamente scendono dalla macchina due energumeni. Non si capisce che sono poliziotti perché sembrano piuttosto due giocatori di wrestling. Sono piuttosto bassi e larghi, palestratissimi, braccia piene di tatuaggi. Uno ha i capelli un po’ lunghi e sbiondati. L’altro ha un cappello messo al contrario (visiera dietro). Indossano un giubbotto anti proiettili che dice che sono della polizia.

Per farla breve, questi due scendono dalla macchina come se partissero all’assalto. La macchina ondeggia. Si sente lo slam della portiera. Sento urlare qualcosa di minaccioso ma non capisco cosa e non capisco nemmeno a chi. Vedo un negro mezzo nudo che alza una mano ‘Sir, sir! I’m just talking”. Ma non fa in tempo a parlare che gli arriva addosso questo poliziotto biondo e lo mette KO. Un vero KO alla prima ripresa. Fulmineo. Un istante e bum! Per terra.

Semplicemente questo ragazzo (nero e palestratissimo anche lui) andava in giro in centro, camminando su Michigan Avenue senza maglietta e soprattutto si è rifiutato di rimettersela anche dopo che gli agenti gli avevano chiesto di coprirsi. Non so dire che cosa avesse fatto prima. Mi sono solo chiesto: “Ma che metodo è questo? Che sicurezza è?”.

Vado a comprare un bagnoschiuma. L’albergo mi offre solo una saponetta per il viso e una per il corpo. Secondo loro dovrebbe bastare per una settimana. Per fortuna mi sono portato tutto da casa. Me ne sto un’ora filata sotto la doccia. Alterno acqua calda e acqua fredda. Esco che mi sento un leone.

Tutto fresco e profumato mi avvio a fare colazione. Undici dollari per un vero cappuccino (Lavazza!) e un paio di scones al cioccolato sono soldi spesi bene.

Di solito il cappuccino americano è annacquato e i dolci hanno tutti lo stesso sapore. Ma se paghi una colazione sopra i 10, 11 dollari, sicuramente ti danno roba buona.

Vi racconto solo la mia colazione continentale di ieri perchè è stata una cosa devastante. Ero affamato a causa del fuso orario. Sono entrato in un ristorante molto famoso che però è aperto anche al mattino e serve la colazione continentale. Ho avuto il coraggio di mangiare una decina di salsicce, due piatti di omelette al latte, 2 bicchieri di succo d’arancia, e caffè a volontà. Poi un piatto di ananas e uno di melone. Per finire, un biscotto all’albicocca. Ho speso in tutto 20 dollari, mancia compresa.

Ho saltato il pranzo e la cena l’ho sostituita con un gelato spettacolare di Ghirardelli che è a base di vaniglia e burro d’arachidi (The gold rush, 9 dollari). Buonissimo.

Così ho energie a sufficienza e posso camminare anche per dodici ore filate senza sosta. Macino sicuramente 10 chilometri a piedi, o forse di piu’. Vedo tutto quello che si può vedere di Chicago.

Il millennium park è semplicemente superbo. La sensazione che si prova è prossima allo zen. Un posto caotico per meditare. Un posto nevrotico per rilassarsi. Insomma, un posto dove caldo e freddo non hanno piu’ senso. Il sole di agosto ti opprime ma le fontane sono grandi quanto un palazzo di dieci piani e c’è tanta acqua che scende giu’. Le condizioni ci sono tutte per fare tutto quello che si vuole. Non c’è alcun limite a niente.

Non ha alcun senso che vi descriva le Sears/Willis Tower. Vi posso dare solo un consiglio: venire a vedere di persona cosa si vede da lassù.


A huge mistake!

agosto 14, 2010

Stamattina alle 7 accendo il cellulare e ricevo un SMS dalla banca. Mi hanno addebitato due volte il conto dell’albergo. Scendo incazzato alla reception e il tizio pensa di cavarsela con un “very sorry Sir, a huge mistake. I do apologize”.

Ma io vorrei proprio tirargli una capocciata sul naso a questo incompetente, perché ammesso che sia stato in buona fede, non si rende conto che il danno non si è limitato ad avermi preso molti soldi in piu’, ma con il raddoppio della spesa è riuscito ad azzerarmi la disponibilità mensile della carta di credito. Con un colpo solo, poi. Non capisco come ha fatto. Due transazioni identiche così alte senza essere bloccato dal tetto giornaliero. Ma come c’è riuscito? Semplice. Una transazione è stata fatta il giorno 12 prima di mezzanotte. L’altra transazione è stata fatta il 13 all’alba.

Credetemi: sono troppo incazzato. Oggi mi dice che ha passato due ore al telefono con la banca e giura che i soldi non mi sono stati (ancora) presi. Ne’ mi devono essere restituiti perché dice di aver annullato l’operazione. Io lo guardo con disprezzo. Lui capisce che vorrei assestargli un bel calcio alle palle. Ma lui si scusa così tanto… mi arrendo alla gentilezza.

E allora torno in camera. Non ho la forza nemmeno per farmi una doccia tanta è la stanchezza del fuso orario e la paura poi che ho, di perdere questa benefica ondata di sonno.

Poco dopo sento strillare “Housekeeeeping!” – e mi bussano alla porta. Vado ad aprire in mutande. Non faccio in tempo ad alzarmi che la porta è gia’ aperta e davanti a me una signora larga come un elefante mi allunga due asciugamani caldi e se ne va. Mi dice ‘sorry’ anche lei. Un po’ meno sincero, stavolta. Un ‘sorry’ dove si capisce che non le importa un fico secco di avermi disturbato. Aveva i denti gialli e le gengive rosse. Non la dovevo certo baciare, questo è chiaro, ma che spavento!

Stavolta chiudo la porta con due mandate e metto pure il cartellino fuori.

;D


Chicago: appena arrivati e prime impressioni (Navy Pier, Mag Mile, Ohio Street Beach, Loop)

agosto 13, 2010

L’impatto immediato con Chicago è di assoluto coinvolgimento con il ritmo della città. Si sale su una giostra e si indica chi resta fermo.

L’albergo che ho scelto è proprio in centro e questo è l’unico vantaggio che ha. E’ sporco e vecchio. Ma c’è Internet gratis a tutti i piani. Io sto al 14mo. L’aria condizionata è un pallino americano. Qui è una roba estrema. I condizionatori girano ad acqua e raffreddano in maniera polare.

Le strade sono piene di alberi. Il verde cittadino è molto curato. Sugli alberi devono esserci molti grilli o cicale. O qualcosa di simile. Diciamo che dalle 5 di pomeriggio inizia un concerto di insetti invisibili che ha dell’assurdo. Un frinire esasperato e grottesco che sembra non fermarsi mai.

Le macchine sono enormi e ingombranti. Ci sono molti SUV. Forse qui la benzina costa poco al gallone ma visti i consumi di quelle ciavatte c’è da sperare che l’arrivo di FIAT segnerà l’apertura di un nuovo segmento basato sul risparmio. A Chicago ci sono Lamborghini, superBMW, e tante macchine che non conosco in generale Honda e Toyota. Poche Ford, poche Mercedes.

La sera escono molti centauri in moto. Sono moto americane, custom. Oscene e rumorose. Nessuno di loro indossa il casco.

Iniziamo a camminare sul miglio magnifico. Una strada bellissima, larga ed elegante, piena di bei negozi, di verde cittadino molto ornamentale, di turisti in quantità.

Una strada fondamentale perchè fa da ago della bussola mentale che uno si costruisce per orientarsi bene a Downtown. Anche perché qui le strade non hanno i numeri progressivi come a Manhattan, quindi perdersi è relativamente semplice, almeno i primi giorni.

Intorno al centro, detto Loop di downtown, c’è tutto quello di cui un turista ha bisogno. La Water Tower, la Willis Tower, e tanti altri item obbligati. Poi si apre la spiaggia incredibile sul lago dove tutti fanno sport.

Chi corre nel lungolago lo fa seriamente e con metodo. Si intuisce dall’ipertrofia dei polpacci che per molti correre non è un semplice sport, ma è uno stile di vita. Una medicina essenziale, o forse un vizio incurabile.

Chi ha la bicicletta non si limita a pedalare gentilmente, ma spinge così forte che si sente lo spostamento d’aria quando sfreccia sull’asfalto riservato. Cos’è? Si stanno tutti allenando per un tour? Sono tutti ciclisti professionisti? Mah…

Sempre a proposito di grandezze all’americana, c’è anche un corridoio di tre chilometri che corre su una costa del lago, all’altezza dell’Ohio Street Beach che con l’aiuto di alcune boe segnaletiche viene a formare una specie di piscina olimpionica illimitata, dove si fanno cento vasche andando sempre dritti. Il molo (anche se a questo punto è improprio chiamarlo così) è molto attrezzato e ci sono tante scalette in stile piscina per risalire o scendere. Tutto è meravigliosamente organizzato. Anche di notte. Anche quando è così buio che l’acqua sembra petrolio.

I parchi sono spettacolari, la gente mi sembra che sia felice. Non vedo stressati, piuttosto vedo persone che cercano lo stress a tutti i costi. Voglio dire che ci sono molti modi di fare sport. Ma questo di Chicago mi sembra ossessivo.

Il Navy Pier è un parco divertimenti, diciamo. Non so definirlo meglio. Posso descriverlo. Anzitutto è molto sorvegliato. Ci sono tanti ristoranti turistici. Imbarcazioni per i vari giri sul lago e sul fiume. Un pallone aereostatico da cui si gode una vista mozzafiato sulla città. Di notte nel giardino della birra, si ascolta musica, si beve ‘Stella’ a 5dollari e si apprezza lo skyline da un punto di vista impressionante. Sembra un poster. Irreale. Magnetico. Impossibile crederci. Ma c’è.


Ecco a che serve l’assurdo questionario dell’ESTA

agosto 10, 2010

FINALMENTE NAVIGANDO INTERNET HO CAPITO A CHE SERVE IL QUESTIONARIO ESTA!!!

LEGGETE!

—————

Riguardo all’assurdo modulo che compili prima di entrare negli USA non discende da un motivo morale.

E’ qualcosa di molto più semplice e giuridico.

Se tu sei un terrorista (e gli USA lo sanno) ed hai fatto saltare in aria una banca a Tel Aviv gli USA non possono trattenerti perché il reato non è stato compiuto sul tuo territorio.

A quel punto come fare? Se dichiari il vero che sei un terrorista ti respingo alla dogana come ospite indesiderato sulla base delle tue stesse dichiarazioni.

Se dichiari il falso dicendo che non sei terrorista allora ti arresto per falso ideologico nella compilazione di un documento USA consegnato alle autorità USA.


Previsioni meteo Chicago

agosto 3, 2010


Il momento migliore per piantare un albero

agosto 3, 2010

Non so chi l’ha detta ma mi piace.

“Il momento migliore per piantare un albero è un anno fa… il secondo momento migliore per piantare un albero è adesso”.

Questa è la filosofia. Molto maschia diciamocelo, interventista. C’è solo da metterla in pratica.

Comunque ieri ho compilato il curioso questionario dell’ESTA per entrare negli Stati Uniti. Di solito si compilava sull’aereo. Adesso è obbligatorio ottenere ANCHE l’autorizzazione dell’ESTA almeno 72h prima della partenza. Immagino quindi che il foglietto verde sia ancora obbligatorio a bordo.

Si tratta di una procedura abbastanza semplice, un questionario demenziale. Basta rispondere NO a tutto.

Il risultato è questo:

Contenti loro…


Una foto molto bella di Chicago

luglio 31, 2010


CHICAGO AIR&WATER SHOW

luglio 30, 2010

Il 14 Agosto c’è il Chicago Air Show?

In agenda…

:-) )


Shrek a Chicago

luglio 30, 2010

Ma secondo voi, andando a Chicago, posso perdermi SHREK?

Quando ero a NYC ho rinunciato a vedere ‘MAMMA MIA!’ perchè l’ultima volta che ho visto quel musical sono stato tutta la notte con le canzoni in testa da non riuscire piu’ a prendere sonno.

Ma Shrek? Beh…..Mi spacco dalle risate!

A must see!

Ci vado assolutissimamente.


Alicia a Chicago

luglio 29, 2010

Che musica mi porto a Chicago?

ALICIA KEYS, Element of Freedom

L’album perfetto.

In the morning when you wake
Might not wanna face today and all your heartache
Thinking how much can you take
Please don’t ever loose the faith and don’t fall under

In a world that seems to get colder & colder
Don’t you worry cuz
My love will only get stronger & stronger

[Chorus]
Cuz I, I, I, I, I’m gonna love you gonna hold ya through it all
I, I, I, I’m gonna love you gonna never let you fall
Through it all
Through it all

Don’t think about the past, don’t worry bout the future
Just live in the moment
Long as there’s another day there will be another way
A chance to make it through

In a world that seems to get colder & colder
Don’t you worry cuz
My love will only get stronger & stronger

[Chorus]
Cuz I, I, I, I, I’m gonna love you gonna hold ya through it all
I, I, I, I’m gonna love you gonna never let you fall
Through it all

When you’re down and out
Losing dignity
Don’t let go of me (hold on)
Surely this is a brighter day right in front of me (hold on)
If you really looked inside
You would finally realize
You don’t have to cry (no more)
All you have to do is see
That you can believe in me
And I will never leave

Cuz I, I, I, I, I’m gonna love you gonna hold ya through it all
I, I, I, I’m gonna love you gonna never let you fall
Through it all


Quanto manca a Chicago?

luglio 28, 2010

Quanto manca a Chicago? Un tempo breve che sembra eterno. Diventa ancora piu’ lungo se lo si fraziona in prima, durante e dopo. Un tempo che morde ai polpacci mentre corri. Non sai mai se basterà. Subisce accelerazioni improvvise se sei in ritardo per andare all’aereoporto. Si riferma di nuovo, non appena passati i controlli di sicurezza.

Quando si parla del tempo di solito si fanno due considerazioni di senso opposto. O passa troppo lentamente o scorre veloce, non c’è alternativa al momento. Io di solito faccio considerazioni settimanali. Mi ritrovo a dire: “Un’altra settimana è passata”. Ma se contassi davvero le settimane, il tempo lo farei partire dalla seconda settimana di settembre 2009. E’ come se da quel punto in poi si fosse fermato tutto o quantomeno rallentato. La sensazione è quella di pedalare in salita. Non sai mai se si fa prima a scendere ed andare a piedi, tanto fatichi e ti accorgi magari che i pedoni ti superano pure.

Ecco quindi, dicevo, per una strana legge della natura, accade che da un certo punto in poi, un tempo che sfugge nella sua immediatezza, visto da una certa prospettiva, diventa passato. Come di fronte a un’inesorabile scelta dove non si può piu’ tornare indietro. Sembra una contraddizione ma di fatto non lo è. Anzi. Ne abbiamo già la percezione empirica, ogni giorno.

Tutto questo entra a far parte del ragionamento che precede il viaggio a Chicago per un’altra ragione: L’attesa. In molti si sono soffermati ad analizzare l’attesa. Una sospensione di fronte al futuro.

Chi ha tempo deve essere felice. Felice perchè ha un tempo. C’è una forma di possesso anche in questo. Di solito non ce ne rendiamo conto ma esiste un tempo. E ne rimane sempre troppo poco a chi ne ha la piena consapevolezza.


Quello che accadrà è facile prevederlo. Niente!

luglio 26, 2010

Prendo in prestito la frase di un celebre conduttore radiofonico che ascolto da piu’ di 10 anni ed è Marco Presta che – con Antonello Dose – conduce “Il ruggito del coniglio” su Radio2.

Mi si conceda solo un piccolo adattamento.

Cosa accadrà andando a Chicago è facile a dirsi…. Niente!

Insomma, non accadrà niente. Proprio così.

Perchè in fondo le aspettative tendono sempre a caricare – e a volte a sovraccaricare – di significati i posti, luoghi e impressioni che magari semplicemente possono deludere o piu’ facilmente possono lasciare indifferenti. Anche i problemi piu’ grandi possono diventare incredibilmente semplici quando si conosce la soluzione.

Ecco, io mi sento uno che ha la soluzione.

Mi riconosco in Chicago pur non essendoci ancora stato. Potessi scegliere, trascorrerei sicuramente un paio d’anni da quelle parti.

Detto questo è piu’ facile che una musica accompagni un viaggio. Non è solo romantico (in senso letterario) un viaggio che abbia dentro a se un album, una hit, o più semplicemente una canzone, un jingle. Ha certamente un che di cinematografico l’idea di una colonna sonora. A patto che non si riduca ad una base musicale per arrangiare le foto e trasformarle in un filmino. Questo è chiaro.

Il fatto è che certe città sanno vibrare da sole. Producono una musica che le staglia rispetto allo sfondo del mondo circostante. Chicago è certamente una di queste. Ma per chi non sa ascoltare, c’è solo rumore.


Alcune foto di Chicago

luglio 21, 2010

Ovviamente su questo blog vorrei mettere le MIE foto di Chicago.

Siccome ancora non ci sono, va da se’ che devo prenderle da qualcuno on line.

Tanto per avere un’idea…


Una valigia per Chicago

luglio 20, 2010

Non sono un grande viaggiatore, ma del viaggiatore conservo una certa affezione alla valigia. Questo spiega da subito il fatto che tutte le volte che riappare sul tapis roulant all’arrivo è sempre un’emozione fortissima. Quasi come ritrovare un parente.

Ho maturato una certa affezione per la mia valigia soprattutto perchè non è veramente la mia. L’ho ereditata da mio padre, ed è chiaro che questo di per se’ non rappresenta niente di piu’ di un valore affettivo, al piu’ è un significante per me, ma tanto mi basta per associare la parola ‘valigia’ a quella precisa valigia e non ad altre.

Alitalia l’ha persa così tante volte (e altrettante volte me l’ha restituita) che io francamente non riesco proprio ad abituarmi all’idea di avere una valigia diversa. Per questo motivo anche se ne vedo in giro di piu’ belle, scontatissime, colorate, più nuove, beh, sapete? …io preferisco tenermi la mia.

Portarsi una valigia con così tanti kilometri appresso, significa portarsi un’esperienza. Il contenitore è più importante del contenuto, quantomeno all’andata. Al ritorno, beh… diciamo che torna ad essere più importante il contenuto piuttosto che il contenitore. Vedremo se sarà veramente così.

Intanto mi chiedo: “Ma cosa metterò nella valigia per Chicago?”

Prima di rispondere devo premettere che non sono uno che ci impiega tanto a fare una valigia. Ho fatto un trasloco in 24h da solo, mi sento abbastanza confidente di saper chiudere la valigia almeno un paio d’ore prima della partenza.

Solo che per Chicago è diverso. Ho preso così tanti impegni a Luglio che mi resta veramente poco tempo per pensare ad Agosto a Chicago.

Di solito mi vengono in mente occasioni speciali che nemmeno ai VIP possono capitare (ma a me capitano). Quindi potete stare certi che nella mia valigia non possono mancare accorgimenti per eventi speciali. Di quelli che se non capitano, fai di tutto per farli succedere… e succederanno.

L’ultima volta a New York è apparso un angelo custode, un certo Dru, che all’occorrenza ha saputo ottenere (con poche ore di anticipo), i posti sulla migliore crociera sull’Hudson il 4 luglio, quando altri ci dissero che per vedere i fuochi di Macy’s non c’era più posto nemmeno nella peggiore bettola di downtown. Non mi scorderò facilmente quella sera.

Ma stavolta sarà diverso e per una serie di ragioni. Quelle più ovvie sono che Chicago non è New York e che io non sono lo stesso di un anno fa.

Quelle meno ovvie sono che sono stanco morto, un po’ disgustato diciamo pure… e che arriverò a Chicago con pochissime energie. Questa nemmeno possiamo dire che è una novità, ma sicuramente non è una cosa ovvia. Comunque non è normale che sia così. Arrivo stanco e recupero le energie appena sbarco in America. D’altronde non servono a questo le vacanze? A recuperare energie? A rilassarsi? A divertirsi? Beh, allora cercherò di fare del mio meglio, di ottimizzare il mio tempo dando la priorità a cio’ che più mi fa stare bene.

So dirvi poche cose, ma almeno di una cosa sono certo.

Al ritorno la valigia sarà ben diversa che all’andata. E per una volta il contenitore tornerà ad essere piu’ importante del contenuto.


Ecco come è nata l’idea di Chicago

luglio 19, 2010

Tre anni fa, insieme ad un caro amico e collega milanese, varcammo le soglie di Montecitorio per spiegare ad un parlamentare di maggioranza l’opportunità di approvare un ordine del giorno in commissione per promuovere Internet in Italia.

Non c’è ragione di approfondire oltre. Per ora il dato mi è utile per dire che questo giovane imprenditore del nord, uscì da quella riunione completamente schifato. Esausto. Insoddisfatto.

Per sollevarsi il morale, tutto d’un tratto sbotto’ dicendo: “Ma si! Ma che mi importa? Tanto tra pochi giorni porto mia moglie a Chicago”.

“Chicago?” – domandai.

“Si, si, Chicago. E’ bellissima, Dario. Ci sono parchi, università. musei. Il lago Michigan è uno spettacolo. Dovresti andarci.”

Da quel momento ho iniziato a raccogliere informazioni su Chicago. E ovviamente a desiderare di andarci. E ci andrò.

In tutto questo manca qualcosa, è chiaro….

Se non mi avesse parlato lui di Chicago, io da solo, avrei continuato ad andare a New York per tutta la vita.

Per converso, da quando invece ho iniziato a dire a tutti che vado a Chicago, mi sembra quasi che l’unico che non ci sia ancora stato sia soltanto io.

Mah…


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